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Parliamo di Figli, parliamo di Sport

Budo Kwai
Pubblicato da Dott. Maurizio Saravalli in Sociale · 9 Settembre 2014


Inizia un nuovo anno scolastico, inizia un nuovo anno sportivo, nuove ansie, nuovi impegni, nuove responsabilità, nuovi obbiettivi.
Bambini, ragazzi e genitori, subissati di offerte, promozioni, promesse, ammiccanti volantini colorati, inviti dai social network e chi più ne ha più ne metta.
È il momento di scegliere, ricordando a tutti che anche non scegliere è una scelta.
Si sceglie la scuola in funzione della comodità, delle promesse didattiche (chiamate in modo roboante dai vari plessi scolastici "offerte formative"), dalle aspettative che si ha nei confronti del figlio, dai progetti posseduti dai figli stessi (sempre più rari nella mente dei nostri giovani).
Si sceglie lo sport ... e qui ... l'argomento si fa sensibilmente più ostico e necessitante di particolare attenzione,  oggettivamente molto meno importante di quello scolastico ma .... un'errata scelta della struttura sportiva ove inserire il nostro figliolo può avere ripercussioni anche gravi sul proprio sviluppo psicofisico, sull'atteggiamento, sulla percezione e sul rispetto che il fanciullo avrà sia dello sport in genere sia del proprio Sé corporeo, per il resto della sua vita.
Mai come oggi l'offerta formativa risulta vasta e adattabile a molteplici e personalizzate necessità. Alle tradizionali discipline agonistiche si sono lentamente affiancate nel tempo una moltitudine di attività e sotto attività di tipo prettamente ludico amatoriale, in grado di soddisfare le esigenze della maggioranza di potenziali partecipanti alle attività sportive, purtroppo il potenziamento dell'offerta non solo non facilità la scelta ma, al contrario, la rende più complessa, richiedente maggiori capacità di valutazione e discriminazione.
Ma allora dove portare i nostri bambini a praticare una buona, sana ed educativa attività motoria?
Di seguito alcune considerazioni da utilizzarsi come consigli o semplicemente come spunti di riflessione.
Premessa dato di fatto:
quando noi ci affidiamo o, peggio ancora, affidiamo un nostro ragazzo/a ad un tecnico sportivo lo autorizziamo ad operare delle modifiche su di noi o sul nostro ragazzo/a di tipo osteomuscolare, cardiovascolare, neurologico, psicologico, sociale, etico e valoriale .... vi basta?
Voi consegnate un bambino ad un educatore sportivo e questi lentamente lo manipola, lo plasma, lo trasforma.
Vi siete informati su quali parametri basa i propri sistemi educativi, siete a conoscenza di come la pensa il tecnico,  che strumenti e metodi usa e con quali finalità, come vede vostro figlio domani, cosa ne pensa di vostro figlio per non dire di voi?
Il sistema di scelta è oggettivamente viziato da un pregresso sistema culturale che vede in ordine di importanza gli sport commerciali e di massa (in sequenza calcio, basket, volley e negli ultimi anni il rugby), mentre tutti gli altri (che raccolgono il 75% dei praticanti di attività sportive), vengono accumunati in quel grande contenitore denominato "sport minori". Questo scorretto ma imperante modo di denominare e, al contempo, dividere concettualmente  gli sport ha nel tempo generato delle vere e proprie storture nel pubblico modo di pensare. La cosa è nota a tutti, i quotidiani locali ad inizio settimana sono pieni dei risultati calcistici di tutte le squadre e squadrette nazionali, regionali, provinciali e  locali ma spesso non riportano risultati importati ottenuti da atleti di altri sport. Succede altresì che i professionisti dell'educazione sportiva inseriti in quel sistema educativo nazionale chiamato scuola, docenti di quella misteriosa materia denominata "educazione motoria" diano voti/valutazioni utilizzando come parametro gli sport di massa, potremo veder assegnato un ottimo voto ad un bambino ipocinetico ma che palleggia bene, o fa un bel bagher, ed un brutto voto ad una ragazzina campionessa di pattinaggio artistico che non sa giocare a basket o volley.
Il nostro sistema di valutazione ci ha portato ad ossequiare ed emulare il ragazzotto dalla strana pettinatura che gioca in una serie maggiore del calcio e pubblicizza biscotti ed a ignorare il medagliato olimpico di sport raramente citati, un esempio? Chi si ricorda chi è Daniele Molmenti?
Poi lo vedremo, ma per ora torniamo  a noi. Il genitore accorto dovrebbe tener presente sempre alcuni parametri fondamentali (N.B. stessa cosa dicasi per l'adulto che voglia accingersi a praticare un'attività motoria):

• professionalità dello staff tecnico (per fare chiarezza l'R.L. n°. 61 del 01/10/2002 art.8 - 3° comma, sancisce che, in tutte le strutture sportive (...) le attività devono essere svolte in presenza di un istruttore qualificato specifico per la disciplina divulgata. Precisando che si intende istruttore qualificato solo chi è in possesso di brevetti rilasciati dalla Regione, da Federazioni Nazionali o Enti di promozione sportiva riconosciuti dal C.O.N.I. Sono ritenuti validi anche i titoli rilasciati da Enti pubblici o titoli accademici, ma in tal caso sono da considerarsi professionisti. I suddetti brevetti, per avere validità legale, devono essere emessi direttamente dai suddetti Enti preposti o dalle Federazioni riconosciute dal C.O.N.I. e NON IN MODO INDIRETTO.
• caratteristiche biomeccaniche dello sport (esempio per qualcuno potrebbe essere difficile conciliare lo ski con problemi alle ginocchia o alle anche).
• offerta dell'associazione sportiva (se è solo di tipo agonistica potrebbe enfatizzare situazioni di ansia da prestazione, al contrario se solo di tipo amatoriale potrebbe alla lunga risultare poco stimolante).
• capacità di leggere e adattarsi a personali esigenze (possiamo avere soggetti con limiti della sfera psicofisica che, come tutti, hanno il diritto di praticare attività ludiche ma con un occhio di riguardo; possiamo avere soggetti con patologie per i quali l'attività sportiva risulterebbe un toccasana ma che necessitano di particolare attenzione), possiamo avere soggetti per i quali lo sport è un modo per socializzare, ecc.
• consapevolezza sia da parte del tecnico che del genitore che l'attività sportiva scelta, nella stragrande maggioranza dei casi, rappresenterà una più o meno breve parentesi nella vita della persona (da giovane ho fatto calcio, danza, karate, ginnastica artistica, ecc.). Il concetto qui espresso risulta quanto mai complesso in quanto va oltre il periodo della giovinezza ma mette le basi per un'equilibrata percezione del Sé corporeo in età adulta, ovvero, se nel periodo della giovinezza si insegna al ragazzo ad apprezzare le sensazioni che provengono dal proprio corpo in movimento, vi sono discrete possibilità che anche in età adulta e in vecchiaia continuerà a fare attività atte a mantenere efficiente la propria persona, riducendo la probabilità di insorgenza di patologie correlate all'ipocinesi
• Consapevolezza, da parte del genitore che il proprio figlio è unico, ma che per il tecnico sportivo ogni "unico" bambino/ragazzo è un soggetto che deve essere messo in condizione di appartenere ad un tutto sociale dove sia il più forte che il più debole abbiano pari dignità, ovvero il proprio è figlio è unico come lo sono tutti glia altri bambini che frequenta.
• Consapevolezza da parte del tecnico sportivo di essere il leader di tutti non solo di quello più prestazionale.
• Consapevolezza da parte dei genitori che lo sport scelto dal ragazzo è importantissimo per il ragazzo stesso, è la sua scelta, una scelta che vuole vedere una conferma nella partecipazione fisica ed emotiva del genitore anche se non è lo sport preferito dal genitore stesso (se il padre ama solo il ciclismo e il figlio sceglie di praticare karate il genitore deve dimostrarsi contento, partecipe e propositivo alle attività del figlio. Aiutandolo a crescere, a gioire nelle vittorie e sopportare le sconfitte, sempre al uo fianco e sempre pronto a spronarlo).


In sintesi, il fatto che uno sport sia pervasivo in un certo ambiente sociale (se fossimo negli USA troveremo pervasivo il Baseball e Football americano) non è indice di qualità dei suoi rappresentanti locali.
Imparate a conoscere chi educherà i vostri figli, aiutateli ad educarli meglio, permettete loro di educare voi stessi, permettete a loro di sbagliare e continuare il loro processo formativo (anche i tecnici sportivi sbagliano, quelli bravi lo riconoscono e si attrezzano per migliorarsi).
Quindi ... l'educatore sportivo ha il DOVERE di studiare ed evolversi perché a lui sono affidate anime in evoluzione, il genitore ha il DOVERE di evolversi perché egli è la prima guida di quell'Anima in evoluzione, consapevole che DOVRA' essere sempre riferimento di quell'anima per tutta la sua vita.

A proposito, Daniele Molmenti è stato oro olimpico nel 2012 nella disciplina canoa slalom, probabilmente in tanti non sapevano neanche che esisteva questa disciplina ma solo perché è uno "sport minore" la sua medaglia d'oro ha meno valore?
Ricordate ... non è lo sport che educa ma l'educatore sportivo, che viene sempre dopo la famiglia.




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