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		<title><![CDATA[Blog B.K.]]></title>
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		<description><![CDATA[Libero pensiero sul mondo delle arti marziali e dello sport in genere]]></description>
		<language>IT</language>
		<lastBuildDate>Fri, 12 Apr 2019 00:18:00 +0200</lastBuildDate>
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		<item>
			<title><![CDATA[Non è un paese per giovani sportivi]]></title>
			<author><![CDATA[Dott. Maurizio Saravalli]]></author>
			<category domain="https://www.budokwai.it/blog/index.php?category=Sociale"><![CDATA[Sociale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000003"><div class="imTAJustify"><span class="ff1">Perché
parlare di sport come problema giovanile quando i problemi che ci attanagliano
sembrano essere molto più importanti?</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Potremmo
parlare di dispersione scolastica.</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Potremmo
parlare di uso e abuso di alcool e sostanze psicotrope.</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Potremmo
parlare di apatia e mancanza di obbiettivi.</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Potremmo
parlare di disoccupazione giovane al 50% e oltre.</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Potremmo
parlare di ascensore sociale bloccato verso l’alto.</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Potremmo
parlare di un generalizzato senso di maggior aggressività generalizzata.</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Potremmo
parlare di …….</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1"> </span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">E
allora perdiamo tempo a parlare di un po’ di ginnastica giovanile?</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Ok …
lo sport fa bene al fisico, mantiene in salute (traumi a parte), ma vuoi
mettere le cose a cui deve pensare un ragazzo serio che proietta se stesso in
un ipotetico domani, … cose importanti come studio, lavoro, famiglia (sempre
che questa non vada ad inficiare il rendimento sul lavoro e non ne parliamo se
è donna).</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">E
allora lo sport?</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Lo
sport è un buon passatempo, se non impegna eccessivamente mamma e papà, se non
richiede comprensione da parte del corpo docente, se non impegna cognitivamente
i dirigenti sportivi.</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Ma
allora a cosa serve creare una passione sportiva in un figlio?</span></div>

<div class="imTAJustify"><!--[if !supportLists]-->- &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;
<!--[endif]--><span class="ff1">Forse
… a fargli conoscere, sin dai primi anni, quell’eterno sconosciuto che si
chiama Sé corporeo.</span></div>

<div class="imTAJustify"><!--[if !supportLists]-->- &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;
<!--[endif]--><span class="ff1">Forse
… a tenere il proprio figlio in un ambiente protetto e foriero di regole
socialmente condivise.</span></div>

<div class="imTAJustify"><!--[if !supportLists]-->- &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;
<!--[endif]--><span class="ff1">Forse
.. a fargli comprendere precocemente che ogni traguardo è figlio di impegno,
dedizione e caparbietà.</span></div>

<div class="imTAJustify"><!--[if !supportLists]-->- &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;
<!--[endif]--><span class="ff1">Forse
… a fargli capire che prima di ogni discesa vi è una salita, che ogni caduta
lascia cicatrici ma quasi mai impedisce di continuare la corsa.</span></div>

<div class="imTAJustify"><!--[if !supportLists]-->- &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;
<!--[endif]--><span class="ff1">Forse
… a fargli comprendere la differenza tra la strada giusta e quella più comoda.</span></div>

<div class="imTAJustify"><!--[if !supportLists]-->- &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;
<!--[endif]--><span class="ff1">Forse
… per non dover sperare che, in età adolescenziale, abbia la necessità di
frequentare sistemi sociali inappropriati.</span></div>

<div class="imTAJustify"><!--[if !supportLists]-->- &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;
<!--[endif]--><span class="ff1">Forse,
e ripeto forse, per far comprendere che chi vive la passione per qualcosa che
sente suo, che genera una motivazione per lottare per degli obbiettivi a lungo
termine, qualcosa che fa piangere, ridere, gioire, che permette di conoscere
luoghi, amici, informazioni non necessita MAI di sostanze che alterano la
propria mente, che generano un nocivo benessere virtuale. </span></div>

<div class="imTAJustify"><!--[if !supportLists]-->- &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;
<!--[endif]--><span class="ff1">Semplicemente
perché, forse, chi vive per degli obbiettivi non necessita di sostanze
psicotrope atte a soddisfare momentanei momenti di pseudo benessere.</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Ovunque
si sente parlare di lotta repressiva alla droga e alla dipendenza in generale
(anche il gioco può diventare una dipendenza), ma nessuno parla di educazione,
di sostegno alla formazione e raggiungimento di obbiettivi.</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Perché?</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Forse
perché parlare di repressione è più facile. </span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Per
la repressione il compito spetta alle forze dell’ordine e, se in un luogo ci
sono troppi spacciatori, la colpa e di chi deve tenere pulito il territorio.</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Per
l’educazione il compito è di tutti, partendo dalla famiglia, passando per il
corpo docente, arrivando sino a coloro che si occupano di attività
extracurriculari come i tecnici sportivi, i volontari di oratori, gruppi scout,
ecc.</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Ma
se vogliamo salvare i nostri ragazzi dalle tentazioni del mondo dobbiamo essere
i primi ad offrire spunti di passione, faticosi ma eccitanti, stressanti ma
esaltanti, difficili ma non impossibili.</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Noi
adulti, noi educatori, noi referenti di un mondo che lasceremo nelle loro mani</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Ma purtroppo
si sa … educare è difficile, per educare occorre essere autorevoli, molto più
facile è optare per l’autorità che permette di incolpare chi è ufficialmente
deputato a reprimere le situazioni problema. </span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Nell’educare
ognuno è colpevole, nel reprimere la colpa è dello stato.</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Ma
possiamo, anzi dobbiamo, decidere se lottare per togliere lo spacciatore e la
peripatetica dalla strada o se educare i nostri figli a non averne bisogno</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1"> </span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Ma
analizziamo ora le difficoltà che trova un ragazzo che viva, che voglia vivere
o a cui si offra la possibilità di vivere, un obbiettivo sportivo ai massimi
livelli, in un sistema sociale ed educativo di un paese, come il nostro, ove
l’individualismo ha raggiunto livelli parossistici.</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1"> </span></div>

<div class="imTAJustify"><b><span class="ff1">L’atleta:</span></b></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Ci
sono varie tipologie di atleti riconducibili comunque tutte a due
macrostrutture, l’amatore e l’agonista. </span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Lo
sportivo amatore, che comprende la stragrande maggioranza dei praticanti di
attività sportive, è colui che pratica un’attività ludico motoria per un
piacere prettamente personale, è colui che gode delle sensazioni fisiche
derivate da quella particolare attività motoria (calcio, fitness, volley,
Karate, ecc., ecc.), prova soddisfazione nel percepire la propria destrezza nel
gestire uno strumento semplice o complesso (sci, tennis, vela, corse, ecc.
ecc.), è colui che prova piacere nel frequentare un ambiente sociale (calcetto
del venerdì, gruppo ciclistico della domenica, zumba, ecc., ecc.). </span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">In
questa categoria inserisco anche tutta la fascia giovanile preagonistica (under
12 anni), spesso spinti ad una pratica da genitori che vedono, nella disciplina
di indirizzo, una risposta a potenziali obbiettivi futuri per il figlio, o
semplicemente come momentaneo utile parcheggio (il bambino per un’ora fa
ginnastica e non è dipendente da terminali video, come smartphon, tablet,
ecc.).</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Per
tutti questi soggetti la passione è limitata al qui e ora, l’attività può
essere smessa in qualunque momento, l’investimento emotivo è relativo, che sia
per motivi di lavoro, di studio, famigliari o per semplice cessato piacere
nella pratica, posso in un istante decidere di fare qualcosa d’altro o smettere
del tutto.</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Se
prendiamo la fascia adolescenziale di questa categoria noteremo che oggi è
quella più a rischio. Grande è la dispersione soprattutto scolastica, tra
l’altro in ambito curriculare oltre al generalizzato disimpegno possiamo notare
una tendenziale focalizzazione su obbiettivi di basso livello e basso impegno
come una sempre maggiore scelta verso scuole professionali minimaliste.
D'altronde cosa ci si può aspettare in un paese che lamenta carenza di medici e
non assume medici, lamenta carenza di ingegneri e delocalizza le grandi aziende,
che lamenta carenze educative e non dà importanza agli educatori?</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">In
antitesi troviamo lo sportivo agonista che, a sua volta, si distingue in
agonista amatoriale e agonista di alto livello di interesse nazionale.</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Ora,
escludendo il calcio, che nel nostro paese vive in uno stato di grazia e
beatitudine (se mio figlio fosse un calciatore di interesse nazionale non avrei
problemi nella scelta tra sport e</span><span class="ff1"> 
</span><span class="ff1">istruzione), tutti gli altri sono costretti a vivere, a livello
esponenziale in funzione del livello sportivo raggiunto, una caterba di
problemi senza che vi sia nessuno che, nei loro confronti, offra l’adeguato
aiuto.</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Beata
America ove un atleta importante viene sostenuto direttamente dalla scuola di
appartenenze perché a questa dà ad essa lustro.</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">L’agonista
di alto livello non ha vita sociale (a letto presto soprattutto il fine
settimana in attesa della gara del giorno dopo, non fuma, se beve lo fa
moderatamente), se deve prendere un medicinale lo chiede al medico federale
onde evitare problemi al controllo dopping. Nei suo confronti tutti hanno
aspettative, la famiglia che nei risultati del figlio vede la conferma
dell’immagine di buoni genitori o di un riscatto sociale, la società sportiva
alla caccia di medaglie in grado di polarizzare sponsor e contributi, la scuola
che vive questa situazione come un disturbo e chiede comunque prestazioni non
differenziate, se stesso che nel risultato sportivo vede la conferma dei propri
investimenti cognitivi, psichici e fisici.</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">L’agonista
di alto livello, soprattutto se non praticante lo sport nazionale, deve avere
un carattere fortissimo per non cedere …. </span></div>

<div class="imTAJustify"><!--[if !supportLists]-->- &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;
<!--[endif]--><span class="ff1">Che
sport fai?</span></div>

<div class="imTAJustify"><!--[if !supportLists]-->- &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;
<!--[endif]--><span class="ff1">faccio
canoa, (tiro a segno, equitazione, ciclismo …..)</span></div>

<div class="imTAJustify"><!--[if !supportLists]-->- &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;
<!--[endif]--><span class="ff1">ah
si …. Bello</span></div>

<div class="imTAJustify"><!--[if !supportLists]-->- &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;
<!--[endif]--><span class="ff1">che
sport fai</span></div>

<div class="imTAJustify"><!--[if !supportLists]-->- &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;
<!--[endif]--><span class="ff1">gioco
a calcio in serie c2</span></div>

<div class="imTAJustify"><!--[if !supportLists]-->- &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;
<!--[endif]--><span class="ff1">fantastico,
la fanno vedere la partita in TV?</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Che
forza di volontà deve avere un nuotatore per fare vasche per ore e ore, tutti i
giorni della settimana, tutti i mesi dell’anno sapendo di non essere
assolutamente considerato in questo mondo?</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Che
forza psicologica deve avere per non abbandonare tutto, lasciarsi andare con il
gruppo del muretto, che riempie il tempo tra una birra e una canna?</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">È
difficile portare avanti un obbiettivo sportivo diverso da quello imperante, in
un paese che vede il valore dei tuoi traguardi come il nulla nell’infinito
cosmico.</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1"> </span></div>

<div class="imTAJustify"><b><span class="ff1">La famiglia</span></b></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Primo
soggetto educativo è lei, la tanto vituperata famiglia, che sia ristretta o
allargata, che comprenda la tradizionale mamma e papà, o due mamme o due papà,
o solo la mamma o solo il papà, o anche nonni, zii e cugini, baby sitter e
animali vari da compagnia, è lei la prima fonte di regole che il bambino trova
sulla strada della vita.</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Sino
a pochi decenni orsono, la famiglia era spesso la piccola cellula di un sistema
sociale vissuto, soprattutto nelle piccole comunità. </span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Partecipe
se non coorganizzatrice delle numerose feste e sagre paesane, che fossero di
carattere religioso o politico, la famiglia e conseguentemente i figli
sentivano la necessità di essere parte di un tutto. Il controllo era sociale,
l’adulto nel campetto oratoriale era il padre di tutti, le regole erano comuni.
Con questo non che io voglia dire che si stava meglio quando si stava peggio,
ma semplicemente che le regole erano maggiormente condivise e riconoscibili,
che la lotta, anche politica per un miglioramento sociale era più sentita e
maggiormente vissuta.</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Ma
tutto cambia, tutto si evolve (o si involve), cade il muro di Berlino e con
esso le ideologie, i nazionalismi, riscoperti negli ultimi lustri a pseudo
protezione di una globalizzazione commerciale selvaggia e senza regole. Al NOI
comunista o fascista che fosse, la nuova droga chiamata individualismo
sostituisce l’IO.</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">IO
sono, quindi IO valgo, e dopo di me ….. il diluvio.</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">La
famiglia, da cellula di una società, velocemente e ferocemente si trasforma in
una monade a sua volta composta da tante singole monadi, tante quanto sono i
componenti della famiglia, animali da compagnia compresi. Ogni soggetto con le
sue esigenze da rispettare, si perché la vita è una ed ognuno deve viverla
appieno, anche ignorando le esigenze di altri.</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Il
fanciullo oggi cresce attorniato da ogni ben di Dio … al primo pianto la pappa,
al secondo il gioco interattivo, al terzo lo smartphone, ecc. </span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Il
bambino non sente più la mancanza di nulla, se non la mancanza del desiderio, quello
vero, quello che nasceva dalla mancanza … quella vera, quel desiderio originato
dalla necessità che metteva in moto la fantasia</span><span class="ff1"> 
</span><span class="ff1">e generava costruttive risposte alla necessità. Il pargolo, sempre più
circondato da adulti la cui funzione sembra oggi essere diventata anche quello
di compagno di giochi oltre che carta di credito senza plafond, sente anche
un’altra carenza … quello del genitore in grado di essere autorevole e
autoritario quando deve, il genitore guida, il genitore in grado di sostenere il
figlio nei momenti di vera necessità.</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Il
genitore in grado di investire soprattutto il proprio tempo e le proprie
energia a supporto del figlio e non solo le proprie economie.</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Un
figlio sportivo oggi necessità di grandissimo sostegno. </span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Per
un giovane, che in età adolescenziale rinuncia a sesso droga e rock and roll
per seguire una passione sportiva, vi sono genitori che hanno rinunciato ad una
miriade di fine settimana al mare, al lago, ai centri commerciali, che hanno
fatto migliaia di chilometri per accompagnare i loro figli sin da infanti nei
luoghi più reconditi del nostro paese, che hanno trascorso mattinate, pomeriggi
e serate in palestre e/o campetti spesso scalcinati per, se tutto va bene, una
medaglietta ricordo di latta e questo per anni, sino a quando, guadagnato
lentamente la capacità di autogestione il figlio lentamente vola con le proprie
ali.</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Ma
quanti sono quei genitori disposti ad annullare se stessi sino all’indipendenza
di un figlio per assicurargli il mantenimento di una passione?</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Non
occorre fare solo i tassisti, pagare le rette, la tuta o le attrezzature ….
Occorre mostrare vero interesse per ciò che fa, occorre far a lui/lei percepire
che siamo orgogliosi della sua scelta anche se è un’attività a cui non abbiamo
mai dato interesse (prima).</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Quanti
papà ho visto ascoltare con le cuffiette la partita in un angolo nascosto della
palestra, mentre i loro figli davano il massimo per farli felici.</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Pensandoci
bene comunque sempre molto pochi, perché se lo sport non è il calcio il più delle
volte il tassista è la madre, si perché nella maggioranza dei casi è la mamma
che accompagna il fanciullo all’allenamento e/o alla gara di nuoto, tennis,
karate, judo, ecc.</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Servono
genitori in grado di proiettarsi in avanti, in grado di comprendere quali
rischi e difficolta possano trovare i nostri figli lungo il percorso della vita,
in grado di stare al loro fianco non per sorreggerli, ma per incitarli a
rialzarsi una volta caduti, per aiutarli a creare quella serie di competenze
necessarie a gestire il loro futuro di Uomini e Donne.</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1"> </span></div>

<div class="imTAJustify"><b><span class="ff1">La scuola</span></b></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Altra
nota dolente di questo nostro paese, altro grande scoglio nei confronti di una
scelta tendente ad impedire altre scelte di vita impegnative e complesse.</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">La
scuola, come qualunque altro ente, non è una struttura monolitica ma un insieme
di persone </span><span class="ff1"> </span><span class="ff1">che, in teoria (il
condizionale è d’obbligo), dovrebbero muoversi all’unisono per creare
competenze, non solo curriculari ma anche e soprattutto di vita, sul soggetto
discente a loro affidato che, ormai da un quinto a un terzo della sua vita, è
ingabbiato in questa farraginosa struttura.</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Una scuola,
quella di oggi, fatta di tanti professionisti con voglia di fare e di
apprendere, docenti e dirigenti che comprendono e si evolvono, professionisti
del sistema educativo in grado di cogliere quali siano le caratteristiche
richieste a questi ragazzi domani nel loro futuro ruolo di lavoratori, genitori
ed esseri sociali, con la volontà di assecondare e aiutare il ragazzo a trovare
il proprio posto nel mondo.</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Ma …
purtroppo la nostra è anche la scuola vetusta, delle persone chiuse,
intransigenti, indifferenti alle necessità, cristallizzate nel loro ruolo di
trasmettitori di informazioni o di gestori strutturali, persone che considerano
l’abbandono da parte di uno, dieci o cento discenti un sopportabile danno
collaterale. Persone per i quali solo il migliore “deve” raggiungere
quell’ambito traguardo del foglio di carta a cui lo stato riconosce un valore.</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Un
mondo ove ancora vince il perfetto dualismo cartesiano, ove la “</span><i><span class="ff1">res cogitans</span></i><span class="ff1">”, ciò che è
spirituale ma potremmo dire ciò che è cognitivo, viene ben distinta dalla “</span><i><span class="ff1">res extensa</span></i><span class="ff1">” ovvero da ciò che è fisico
e corporale, le necessità fisiche alla dipendenza degli obblighi cognitivi. </span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Ma
dove finisce il pensiero e comincia il corpo?</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Dove
finiscono le emozioni ed iniziano le pulsioni?</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Pochi
docenti e dirigenti scolastici riescono o sono interessati a comprendere lo
stress psicofisico a cui sono assoggettati gli atleti agonisti soprattutto
quelli di alto livello, quasi a nessuno importa dello stile di vita quasi
asociale a loro richiesto (per il semplice uso di un medicinale devono sentire
il medico federale per non rischiare una positività ad un controllo dopping). </span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Ragazzi
che, se non calciatori super stipendiati, sono consapevoli che dal giorno della
fine della loro carriera sportiva dovranno vivere con le competenze create in
giovinezza, consapevoli che la scuola non è un inutile e pesante orpello ma lo
strumento che, forse, aiuterà loro a trovare con più facilità un posto nel mondo
della vita comune, terminata quella delle privazioni sportive.</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Se ben
pochi sono interessati a conoscere e capire le rinunce ed ai sacrifici imposti
e autoimposti a questi ragazzi per il raggiungimento di obbiettivi nazionali e
internazionali, ancora meno sono coloro che vedono in loro quelle potenziali e importanti
competenze direttive e autodirettive da loro sviluppate durante la loro
carriera sportiva. </span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Future
persone in grado di comprendere il significato di farsi carico di una
responsabilità, in grado di reclutare grandi risorse necessarie per portare
avanti obbiettivi importanti, capaci di resistere alle frustrazioni per lungo
tempo, di mantenere la capacità di visualizzare la meta senza farsi distrarre
dai vari stimoli della vita. </span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Ma
per aiutare dei ragazzi a diventare uomini e donne occorrono professionisti del
sistema educativo in grado di andare oltre alla semplice trasmissione di
un’informazione curriculare, occorrono educatori capaci di assecondare, aiutare
il ragazzo nella sua sfida contro il tempo, il tempo per allenarsi, il tempo
per gareggiare, il tempo per studiare, il tempo di permanenza scolastica, il
tempo indispensabile per un minimo di vita sociale, un tempo che vola, che non
basta mai. </span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Servono
insegnanti in grado di offrire più tempo, più energie, con la volontà di
sfidare le proprie competenze educative con lo scopo di offrire stimoli in
grado di permettere al soggetto dalla doppia e importante vita professionale
(sport – studio), di trovare metodi sempre più raffinati per massimizzare le
energie e il tempo a disposizione, per rendere più efficace ed efficiente il,
metodo di studio. Insegnati capaci di divulgare in miriadi di modi diversi una
medesima informazione, in grado di far comprendere quale sia la vera essenza di
ciò che stanno insegnando, di far comprendere come questa si relazioni con il
rimanente scibile da apprendere nel mondo scolastico.</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Insegnanti
che vanno oltre al lavoro di docente, professionisti del sistema educativo e
non solo formativo.</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1"> </span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1"> </span></div>

<div class="imTAJustify"><b><span class="ff1">I tecnici sportivi</span></b></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Ulteriore
nota dolente è il tecnico sportivo un soggetto che, spesso in modo
completamente inconsapevole, modifica, plasma, trasforma la persona a lui
affidata o che a lui si affida, dal punto di vista osteomuscolare,
cardiovascolare, neurologico, psicologico, culturale, valoriale, ecc.</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Il
paese Italia è, in questo caso, il top della democrazia, in barba a sconosciuti
decreti legislativi e regole, che dovrebbero assicurare che questo divino ruolo
di forgiatore di essere umani sia nelle mani di persone preparate e competenti,
nel nostro paese tutti possono aprire un corso di qualsivoglia attività ludico
educativo tecnico motoria, ovvero una disciplina sportiva.</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Il
più trofico della palestra tiene il corso di pesistica, chi ha già fatto un
paio di corsi di latino americani insegna a ballare, il bolso e appesantito ex
calciatore diventa automaticamente “Mister”, colui che viene eletto cavaliere,
ricevendo una cintura nera da uno dei tanti guru di arti marziali diventa
automaticamente “Maestro” con il diritto di aprire una propria società sportiva
(che logicamente devolve una quota dei proventi al guru al vertice della
piramide), ecc. ecc.</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Un
mondo free lance, ove basta vantare una qualche pseudo conoscenza, possedere un
pizzico di carisma e grande autostima e il gioco è fatto. Adepti e proventi sicuri
e, se non combini disastri, nessun controllo assicurato, … soprattutto se il
tuo gruppo sportivo naviga nell’oscurità.</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Onorarsi
del titolo di Maestro, Mister, Coach, ecc. vuol dire farsi carico anche di
grandi oneri e responsabilità.</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Ogni
singolo tecnico prima di manipolare chicchessia dovrebbe sapere quale ruolo
educativo ha designato per se stesso, sapendo che le tipologie di praticanti
sono le più disparate, tutte presentati eterogenee necessità, bambino, ragazzo,
adulto, studente, lavoratore, casalinga, …., preagonista, agonista amatoriale,
agonista professionista, master, ecc.</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Difficile
trovare un tecnico sportivo che si faccia domande tipo:</span></div>

<div class="imTAJustify"><!--[if !supportLists]-->- &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;
<!--[endif]--><span class="ff1">cosa
vuole questo ragazzo da me?</span></div>

<div class="imTAJustify"><!--[if !supportLists]-->- &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;
<!--[endif]--><span class="ff1">cosa
vuole da se stesso?</span></div>

<div class="imTAJustify"><!--[if !supportLists]-->- &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;
<!--[endif]--><span class="ff1">cosa
vogliono da lui scuola, famiglia, gruppo amicale?</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">spesso
il tecnico sportivo cerca di dare una risposta ad una sola domanda:</span></div>

<div class="imTAJustify"><!--[if !supportLists]-->- &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;
<!--[endif]--><span class="ff1">cosa
voglio io da lui?</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Le
richieste del tecnico sportivo, e la sensibilità nei confronti delle esigenze
dell’atleta sono “ovviamente” inversamente proporzionali al livello di attività
svolto dall’atleta stesso, più elevata è la posizione sportiva del ragazzo maggiori
sono le richieste di impegno motorio (tempo/energia), minori sono le
sensibilità nei confronti delle diverse esigenze dell’atleta stesso.</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Se
per un sedicenne praticante amatoriale, di una qualsivoglia attività sportiva
amatoriale, il ridurre l’impegno sportivo per una necessità scolastica è un
dovere, per un ragazzo della stessa fascia di età (generalmente definito
Juniores), se inserito in una squadra di livello nazionale o nella nazionale
stessa di quella disciplina sportiva si ritrova a non potersi permettere una
riduzione di impegno, anche momentaneo per altri motivi, anche di tipo
scolastico … il rischio è l’essere esclusi dal team sportivo.</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Al
tecnico sportivo non interessano i problemi di vita del ragazzo … interessano i
risultati</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1"> </span></div>

<div class="imTAJustify"><b><span class="ff1">La politica</span></b></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Ed
eccoci giunti all’ultima grande e immensa nota dolente la politica.</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Non
parlerò dei grandi danni generati dalla politica sportiva, ovvero di quella
forma di arrampicata sociale che operatori del settore sportivo fanno,
all’interno di questo universo fatto per lo più di attività motorie, per
acquisire il controllo di più o meno ampi settori gestionali. Con questo non
dico che la politica sia sempre e solo dannosa in questo ambiente, dico solo
che chi fa carriera politica dovrebbe appendere le scarpette al chiodo, è come
se il giudice di un processo ne fosse anche l’avvocato (difesa o accusa non
importa).</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">La
politica di cui parlo in questo tedioso pamphlet è quella nazionale, quella che
dovrebbe scrivere leggi e norme chiare, semplici, univocamente direttive. </span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Quella
politica che scrive le norme per costruire le competenze e permette di lavorare
solo chi si è costruito le competenze attenendosi alle norme, la stessa
politica che dovrebbe scrivere le sanzioni a chi quelle norme non si attiene.</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Una
politica che vede nello sport un’utile strumento per aiutare i nostri ragazzi a
mantenersi sulla retta via, un ottimo sostituto di alcool o sostanze psicotrope
perché chi prova piacere a vivere il proprio corpo non necessita di altro. </span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Una
politica che vada oltre gli sport di massa, ma veda anche in quelli di nicchia
luoghi ove tanti ragazzi possono trovare fonti educativo sociali.</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Una
politica che premia chi fa vivere momenti aggregativi di sano confronto e, al
contempo, punisca chi, attraverso la politica nello sport fomenta la
disgregazione e la divisione.</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Una
politica che investa in un argomento che ancora genera PIL, all’interno di una
società economicamente in crisi (Circa l'1,7% del prodotto interno lordo del
Paese, una percentuale che raddoppia se si tiene conto dell'indotto sportivo,
fonti CONI).</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Una
politica in grado di relazionare lo sport con scuola e salute. </span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Una
politica in grado di vedere nel giovanissimo sportivo il futuro professionista,
operaio, casalinga, dirigente, insegnante, tutore delle forze dell’ordine e,
perché no? Del futuro politico.</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 ff1">Chiudo questo lungo e
tedioso articolo con un passo tratto dal libro di Anthony De Mello </span><i><span class="fs11lh1-5 ff1">“Messaggio per un’aquila che si crede un
pollo”.</span></i></div>

<div class="imTAJustify"><i><span class="fs11lh1-5 ff1">Un uovo d'aquila, messo nel nido di una chioccia si
schiuse e l'aquila, cresciuta insieme ai pulcini, per tutta la vita fece quel
che facevano i polli nel cortile. Un giorno vide sopra di lei un magnifico
uccello: «Chi è quello?», chiese al vicino. «È l'aquila, la regina degli
uccelli, ma non ci pensare. Tu ed io siamo diversi da lei». Così l'aquila non
ci pensò e morì pensando di essere una gallina”.</span></i></div>

<div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5 ff1">Ricordando a tutti
che il mondo dello sport è un’ulteriore strumento per apprendere</span><span class="fs11lh1-5 ff1"> &nbsp;</span><span class="fs11lh1-5 ff1">battere le ali e prendere il volo.</span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1"> </span></div>

<div class="imTAJustify"><span class="ff1">Dott.
Maurizio Saravalli</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 11 Apr 2019 22:18:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[SERVONO ROMPISCATOLE PER UN FUTURO MIGLIORE]]></title>
			<author><![CDATA[Dott. Maurizio Saravalli]]></author>
			<category domain="https://www.budokwai.it/blog/index.php?category=Sociale"><![CDATA[Sociale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000002"><div><span class="fs10lh1-5"><b>SERVONO ROMPISCATOLE PER UN FUTURO MIGLIORE</b></span><br>
 Si, servono persone che riprendano a far critica in un mondo fatto 
sempre più di estremismi, un mondo formato da una moltitudine di 
repressi rassegnati che, emulando il sogno Americano, vive di pochi 
idoli e di molta assertività.<br> È nella volontà di adempiere al mio 
lavoro di rompiscatole (funzione base di un pedagogista) che dico la mia
 in merito ad un post in auge al momento su quel social, formato sempre 
più da persone avanti con gli anni, chiamato Face Book, cercando di far 
comprendere che il futuro dei nostri ragazzi non sta, nella quasi 
totalità dei casi, negli estremi ma nel far intuire ad essi che la 
qualità del futuro sta nel rimanere sempre competitivi con se stessi.</div><div>
 Di seguito alcuni stralci che reputo rappresentare ciò che definisco 
come il dubbio degli estremi di un post intitolato “A TUTTI GLI AGONISTI
 e AI LORO GENITORI” scritto da uno delle migliaia di tecnici sportivi 
di questo paese, che dello sport ne ha fatto la sua professione. Post 
immediatamente accolto da molte altre persone che, rivestendo a loro 
volta il ruolo sociale di tecnici sportivi, lo hanno preso e fatto loro 
in una affannosa ricerca di trasformarlo in una virale pubblicità.<br> Ecco alcuni passi:<br>
 “Scegliere di far praticare uno sport agonistico ai propri figli è una 
delle decisioni più altruistiche e masochistiche che un genitore può 
compiere. (…)<br> Dovrete vederlo piangere perché è stanco, perché 
perde, perché l'insegnante non è soddisfatto, perché il sabato sera i 
suoi amici escono e lei/lui si prepara per la gara/partita 
dell'indomani, (…) metterà lo sport prima di tutto il resto, (…), 
prenderà 108 invece che 110 all'università.(…). Provate a vedere se il 
sorriso del suo amichetto terminata una partita alla Play Station, è lo 
stesso di quando un atleta termina un allenamento. Provate a vedere se 
le amicizie che lega in giro sono sincere tanto quanto quelle legate 
nello spogliatoio. (…) Tutto ciò lo aiuterà a organizzarsi e finire 
l'università. Soprattutto ricordate che state dando a vostro figlio la 
possibilità di provare una gamma di emozioni che altrimenti non potrebbe
 neppure immaginare”.</div><div> Post toccante, avvincente, mi è subito 
piaciuto e, sinceramente, nel mio ruolo di tecnico sportivo e di padre 
di un ragazzo inserito in una squadra nazionale juniores sono stato sul 
punto di condividerlo ….. <br> Sfortunatamente il mio lato professionale
 di pedagogista ha preso il sopravvento ed ha iniziato a fare un’analisi
 dei significati profondi di quanto riportato in quelle affascinanti 
frasi. <br> Nella mia mente è iniziato a scorrere un film con 
protagonisti migliaia di bambini, adolescenti, giovani uomini che, 
supportati da altrettanti altruisti tecnici sportivi e masochistici 
genitori, sudano, cadono, si lacerano, piangono, rinunciano a tutto …. 
per il podio, per la medaglia, per la vetta dell’olimpo. <br> Tennis, calcio, volley, karate, atletica, sci, rugby, basket, judo, … <br> Nel mio film mentale turbinano in grande quantità immagini di fanciulli intenti a lottare in una qualsivoglia gara o partita.<br> Nella mia mente ora vedo il podio olimpionico, … tre gradini, tre visi sorridenti …. Sento suonare l’inno nazionale …<br> Fantastico, mio figlio è la. <br>
 Esulto, gioisco della sua gioia, sulle mie guance una lacrima è la 
prova della mia felicità. Il mio bambino, … bravo, determinato, 
resistente alle frustrazioni, che piange e si rialza da grande campione 
sportivo qual è, … bravissimo a scuola, potrebbe fare di più, ha solo la
 media del 27, prossimamente discuterà la tesi, è dispiaciuto perché ha 
già fatto i conti ed ha preventivato di laurearsi con un misero 97/98 
ma, d'altronde, l’impegno sportivo è sempre stato molto alto e ……….<br> STOP.<br>
 Riavvolgo il nastro, poso il mio sguardo su quello stesso podio ove la 
mia fantasia aveva collocato il mio bambino proiettato in un glorioso 
futuro sportivo, educativo e professionale, … non c’è, &nbsp;i miei occhi 
esplorano l’immensa palestra gremita di bimbi e ragazzini … lui dové?<br>
 Ahh, eccolo, assieme al suo inseparabile compagno di palestra, vedo i 
loro visi delusi, mi avvicino lentamente, li sento parlare, ascolto … 
mio figlio dice che fare sport non gli piace, il compagno risponde che 
anche a lui non piace più, arrivo, si zittiscono per non farmi sentire, 
per non darmi una delusione …. l’amichetto, col visino triste mi chiede 
se può venire a casa nostra a giocare con mio figlio ai videogiochi, la 
lacrima che mi solca il viso, a cui avevo dato il valore di un sogno 
glorioso, sta ora a sottolineare l’amarezza che provo nel vederli tristi
 ed abbattuti …. <br> Li prendo per mano e gli dico: va bene, andiamo e 
mentre voi giocate vi preparo un panino con la nutella e vi apro una 
Coca. Il loro viso si illumina, compare un sorriso sincero. <br> Anche oggi è andata …. Domani decideremo se continuare con lo sport.<br> Siamo pragmatici … quanti fanciulli dobbiamo ancora sacrificare per poter esaltare un solo campione?<br> Quanti ne dobbiamo mettere sotto quel podio per sorreggerne al massimo tre di cui uno solo sarà quello che passerà la storia?<br>
 NEET (neither in employment nor in education and training), questo e 
l’acronimo &nbsp;che sempre più affligge il nostro sistema sociale ragazzi 
non impegnati nello studio, né nel lavoro né nella formazione. <br> 
Sempre di più sono i &nbsp;ragazzi che, in un mondo che esalta solo il 
migliore, il campione, il leader maximo, dove le famiglie dal figli 
unico premono perché esso si trovi al vertice di tutto ….. sport, 
scuola, società, ecc., abbandonano il sistema.<br> Hikikomori termine 
nato in quel profondo oriente che si chiama Giappone, un posto diviso in
 caste sociali, ove tutti devono sempre dimostrare di essere al Top e 
dove chi non si sente competitivo si ritira dal sistema sociale …. 
Hikikomori un termine che ultimamente sembra invadere anche le dinamiche
 e democratiche società occidentali … <br> È questo ciò che vogliamo?<br> Non è giunta l’ora di comprendere che viviamo tempi nuovi con problemi nuovi. <br>
 Tempi che vedono una sempre maggiore riduzione delle nascite autoctone 
affiancarsi ad una sempre maggiore globalizzazione sociale.<br> Tempi 
nei quali ad una sempre maggior richiesta prestazionale chiesta ai 
nostri figli si affianca una sempre maggior dispersione scolastica, 
sportiva, lavorativa, sociale.<br> Non è forse giunto il momento di 
avere una nuova visione dello sport, che vada oltre il tanto citato 
quanto ignorato Pierre de Cubertin e molto oltre ad una vetusta idea di 
agonismo per la conquista di una vittoria e per la soddisfazione di 
famiglie e allenatori frustrati?<br> Non è forse giunto il momento di 
considerare lo sport come uno strumento polivalente che, nelle mani di 
persone professionalmente preparate, entra in sinergia con famiglia, 
scuola e società per aiutare i bimbi di oggi a diventare uomini e donne 
domani. Strumenti atti a far vivere passioni che permettano di rimanere 
all’interno di regole, che aiutino ad evitare scelte di vita socialmente
 non condivisibili.</div><div> La necessità di far vincere una medaglia a 
tutti ha portato lo sport nazionale a frammentare se stesso, non 
riconoscendo più chi sia il vero campione, il vero vincitore. Al fianco 
dell’unica federazione sportiva nazionale che, ufficialmente definisce 
il campione nazionale per ogni sport, vi sono decine di enti 
promozionali riconosciuti dal CONI o meno, ognuno a replicare le 
attività agonistiche, le categorizzazioni i campioni. Oggi esistono i 
campioni, i campioni dei campioni, i campioni degli amatori e quello dei
 professionisti ed in questa apoteosi di medaglie e medagliati sempre 
più aumenta chi si considera inadeguato.<br> Posso comprendere che 
l’allenatore professionista o amatoriale veda nell’agonista campione una
 retta sicura e il fiore pubblicitario all’occhiello dell’associazione 
sportiva da lui diretta e/o allenata, ma occorre anche saper accantonare
 l’ipocrisia e dire all’atleta che lo sport, per la quasi totalità dei 
praticanti, è e sarà una più o meno breve parentesi della sua vita, una 
vita che vede la persona costruirsi giorno per giorno, sin dai primi 
vagiti, le competenze per un domani saper lavorare, saper socializzare, 
saper vivere in e con una famiglia, saper educare dei figli, saper 
invecchiare in e con equilibrio.</div><div> Essere tecnici sportivi è un 
grande onore che si erge sopra una montagna di oneri, il primo tra tutti
 il rispetto della persona che a noi si affida o a noi è affidata.<br> 
Insegnare con etica vuol dire essere in grado di comprendere, in ogni 
momento, se quanto stiamo chiedendo al nostro atleta è per soddisfare 
primariamente una nostra necessità o quella dell’educando, avendo poi 
l’accortezza di concentrarci primariamente su quest’ultimo.<br> Occorre insegnare ad essere competitivi non con gli altri ma con se stessi, inducendo una necessità di miglioramento continuo.<br>
 NB per quanto riguarda l’amicizia non è lo sport che rende amici ma le 
affinità di spirito, il mio più grande amico, colui con il quale divido 
emozioni e intimità da oltre mezzo secolo non ha mai praticato alcuno 
sport nella sua vita.<br> (Dott. Maurizio Saravalli)</div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 09 Apr 2019 08:24:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Quando i mulini erano Bianchi]]></title>
			<author><![CDATA[Dott. Maurizio Saravalli]]></author>
			<category domain="https://www.budokwai.it/blog/index.php?category=Sociale"><![CDATA[Sociale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_476u24sm"><img class="image-0" src="https://www.budokwai.it/images/doc11.jpg"  title="" alt="" width="447" height="200" /><div><b>QUANDO I MULINI ERANO BIANCHI</b></div><div><div class="imTAJustify"><span class="fs13">Un istante dopo aver ufficializzato la presenza del Karate alle olimpiadi di Tokio del 2020 è esplosa la gioia di migliaia di maestri, praticanti o semplici simpatizzanti che, come il latore della presente, con incontenibile esuberanza hanno espresso la loro felicità inondando la rete di post.</span></div><div class="imTAJustify">La giusta gioia di chi aspettava questa decisione da decenni.</div><div class="imTAJustify">Ma … prima di commentare, di esprimere la mia opinione in merito, ho voluto darmi tempo, capire la profondità di questa decisione, i risvolti positivi e/o negativi, andare oltre gli slogan e i fin troppo facili populismi, ho voluto attendere per digerire, metabolizzare, capire, per fare un punto della situazione che fosse un po’ meno scontata, superficiale, ormonale. In questi frangenti vorrei avere le doti divulgative di Massimo Giuliani, che come pietra filosofale trasforma la lieta novella in una fiaba, purtroppo le mie doti comunicattive tendono spesso a soffocare quelle comunicative.</div><div class="imTAJustify">Intanto penso non sia cosa discutibile il fatto che riconoscere al Karate il diritto a partecipare a quella grande kermesse chiamata Olimpiade, sia Il giusto riconoscimento ad una disciplina che, nelle sue varie interpretazioni, da decenni fa battere i petti di milioni di persone dai 5 ai 105 anni (parafrasando un noto slogan), nel mondo.</div><div class="imTAJustify">Da questa affermazione in poi i miei pensieri, come le emozioni, si fanno confuse e difficili da mettere in debito ordine, per tale motivo continuerò con pensieri sconnessi (o forse no).</div><div class="imTAJustify">Quando i mulini erano bianchi</div><div class="imTAJustify">Ma quando mai i mulini sono stati bianchi? I mulini, quelli veri e non quelli della nota pubblicità, sono sempre stati grigi, sporchi infestati di ratti, ragni, scarafaggi e quant’altro, gli yogurt alla frutta non nascono sugli alberi, le mucche non sono color lilla e non producono tavolette di cioccolato al latte.</div><div class="imTAJustify">La pubblicità vende sogni, praticare uno sport è partecipare ad un sogno, praticare Arti Marziali è Vivere un sogno, importante è &nbsp;diventare consapevoli della differenza tra sogno e realtà.</div><div class="imTAJustify">L’avvento delle arti marziali in occidente è stato per due generazioni di giovani l’occasione per entrare in un universo parallelo che offriva, come sogno, l’operare un salto evolutivo di se, del sé e, conseguentemente, dell’Io.</div><div class="imTAJustify">L’enorme diffusione di queste discipline nel mondo e l’incredibile sviluppo delle varie neonate forme collaterali da loro derivate, ci da la misura di quanto può essere potente la spinta della fantasizzazione. </div><div class="imTAJustify">La forza dell’arte marziale sta proprio in questo, nell’imparare a credere che il sogno sia realizzabile in toto.</div><div class="imTAJustify">Al piccolo fanciullo bullizzato si insegna a credere che seguendo le orme del proprio Sensei, Sifu, Maestro dir si voglia, in un imprecisato domani, riuscirà a trasformare se stesso in qualcosa di fisicamente, mentalmente e spiritualmente superiore, in un essere di un altro livello evolutivo, una trasformazione che lo porterà a passare da homo sapiens a homo Jedi (con buona pace del maestro Yoda); alla ragazza e alla casalinga frustrata si insegna a credere che dopo le dieci lezioni tenute dal pluridecorato campione mondiale quindicesimo Din, Don, Dan, di sei sette discipline “marziane” potranno fronteggiare qualunque tipologia di aggressione, che va dal marito/compagno violento, all’ex berretto verde impazzito, al capufficio con la mano morta. Non dimentichiamo poi le promesse di elevare a tutti le capacità di concentrazione (cosa si intenda con questo devo ancora capirlo), l’incremento di velocità, rapidità, forza, intelligenza, lettura del pensiero, telecinesi, bilocazione, capacità di piegare i cucchiai e, all’ultimo livello, la capacità di abbattere il nemico a distanza servendosi del proprio Qi o Ci o Ki dir si voglia. </div><div class="imTAJustify">Ma il sogno va nutrito di sogni e quando i sogni vengono inquinati con la grigia realtà ci si sveglia dal sogno e, per bella che sia la realtà, ciò che ci si para di fronte par sempre deludente rispetto al sogno.</div><div class="imTAJustify">In alcuni decenni di attività ho conosciuto tantissimi accaniti visionari sognatori (forse semplicemente spaventati ed incapaci ad accettare la dura realtà), moltissimi venditori di sogni, un buon numero di bravi praticanti consapevoli che la realtà dell’arte marziale è più affascinante del sogno e pochi ma buoni, venditori di affascinanti realtà.</div><div class="imTAJustify">A questo punto il lettore avrà tratto la sua personale conclusione in merito al mio pensiero, ovvero: il latore della presente è un acceso sostenitore del Karate sportivo e feroce detrattore del Karate tradizionale.</div><div class="imTAJustify">No, assolutamente No, niente di più lontano dalla realtà.</div><div class="imTAJustify">Semplicemente mi reputo un appassionato del “Karate fatto bene” che contrappongo al “Karate fatto male”.</div><div class="imTAJustify">Ma cosa si intende con l’uno e con l’atro?</div><div class="imTAJustify">Per “Karate fatto bene”, ma per estensione dovrei dire “Arte marziale fatta bene in quanto da alcuni anni praticante e indegno insegnante sia di karate che di JuJitsu” intendo quella disciplina che, nelle sue varie interpretazioni può essere divulgata a tutti (o quasi), indipendentemente da età, genere e condizione psicofisica, offrendo a tutti coloro che ad essa si avvicinano, di soddisfare le proprie personali e più disparate esigenze (sempre che siano realizzabili e non infantili sogni), al massimo delle proprie potenzialità, riducendo il più possibile il divario tra Essere e Poter Essere.</div><div class="imTAJustify">Il Karate di tutti e per tutti è il Karate di chi vuol primeggiare in ambito agonistico, ma anche di chi vuol acquisire maggior sicurezza in merito alla propria incolumità personale, di chi vuole acquisire una più profonda conoscenza del proprio Sé e del proprio Io, di chi vuole praticare una bella e sana disciplina Ludico Educativo Tecnico Motoria in un ambiente ove la cultura, acquisita dai tecnici di riferimento, sia tale da ridurre al minimo il rischio di traumi, anomali usure del sistema articolare, dove si sappia gestire con professionalità la richiesta di sovraccarichi del sistema cardiovascolare in funzione dell’età e delle condizioni fisiche dell’atleta, con lo scopo principe di permettere al praticante di poter vivere il suo personale sogno, indipendentemente dall’età raggiunta e sino a quando corpo e spirito lo consentiranno….. </div><div class="imTAJustify">E il “Karate fatto male”?</div><div class="imTAJustify">Bè … il suo esatto opposto.</div><div class="imTAJustify">Cari praticanti non abbiate paura, come diceva un famoso Papa, il Karate alle Olimpiadi non toglie nulla a nessuno ma aggiunge nuovi sogni ad una moltitudine di ragazzi in età agonistica che, in un mondo difficile come il nostro, potrebbero trovare in una sano ambiente sportivo un luogo più educativo di quello offerto dalla strada. </div><div class="imTAJustify">Abbiate paura cari “Maestri”, perché Karate alle Olimpiadi vuol dire esaltazione della/e professionalità, vuol dire divulgare in modo più tecnico e scientifico, vuol dire stare attenti ad appellarsi alla tradizione quando non si riesce a rendere un gesto tecnico efficace ed efficiente, vuol dire spiegare come mai si è voluti rimanere fuori da un circuito che permette il raggiungimento di alte vette agonistiche, per rimanere in gruppo settario a potere verticale. Vuol dire anche studiare, studiare, studiare (Shirai nel 1959 si qualifica al primo posto nei campionati universitari, questo vuol dire: 1) che l’indiscusso grande maestro alle sue origini era un agonista, con buona pace dei detrattori della versione sportiva delle arti marziali; 2) che, sempre l’indiscusso grande Maestro era iscritto all’università e come lui tanti altri grandi Maestri, con buona pace di chi considera come unico sapere valido ciò che viene divulgato per tradizione orale).</div><div class="imTAJustify">Il problema maggiore nelle Arti Marziali è comprendere la differenza tra coloro che vendono Sogni e coloro che vendono realtà. A tal proposito si chiede soprattutto ai genitori di cercare di comprendere chi è quel soggetto al quale affidano la cosa più preziosa che possediamo ovvero … la nostra prole. </div><div class="imTAJustify">Diffidate sempre da chi stimola l’aggressività adducendo come motivo che occorre imparare a difendersi dal cattivo mondo che ci circonda (non sempre l’attacco è la miglior difesa soprattutto quando attacchiamo uno che ha a disposizione un buon avvocato), diffidate di chi ha come unico obbiettivo il raggiungimento di risultati agonistici, brucerà tutti i fanciulli non in grado di garantirgli fama ed onori (l’eterno frustrato panchinaro del calcio), diffidate di chi si esprime solo con termini e atteggiamenti orientaleggianti con l’aria di nostrano Bodhidharma è probabile che il paravento nasconda il baratro della non conoscenza. </div><div class="imTAJustify">N.B. A tutti i nostalgici della tana delle tigri, agli estimatori della tecnica segreta del dito Uxi del grande maestro Sifu, dei seguaci del maestro personale alla Myaghi, ricordo che viviamo un mondo globalizzato ma frammentato, ove tutti sono educati sin da piccoli ad essere contro tutti, dove le guerre si confondono col terrorismo, il terrorismo con la normale delinquenza, la delinquenza con l’uxoricidio, il parricidio, l’inanticidio e quant’altro … ebbene lo Sport (con la S maiuscola), unisce e lo Sport Olimpico in particolare è la dimostrazione che in questo Mondo tutti i paesi possono confrontarsi in uno stesso luogo, con le stesse regole, indipendentemente da genere, etnia, fede politica o religiosa, tendenze sessuali e, con le Paralimpiadi, ci si può confrontare indipendentemente dalle condizioni psicofisiche.</div><div class="imTAJustify">La Realtà supera sempre il Sogno … se abbiamo il coraggio di guardarla in faccia e viverla appieno </div><div class="imTAJustify"><br></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 08 Aug 2016 17:02:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.budokwai.it/blog/?quando-i-mulini-erano-bianchi</link>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Tecnico sportivo professionale cercasi]]></title>
			<author><![CDATA[Dott. Maurizio Saravalli]]></author>
			<category domain="https://www.budokwai.it/blog/index.php?category=Formazione"><![CDATA[Formazione]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_8d30rykc"><p class="imTALeft"><span class="cf0 ff0 fs20"><img class="image-1" src="https://www.budokwai.it/images/allenatore-nel-pallone.jpg"  title="" alt="" width="199" height="151" /></span><span class="cf1 ff1 fs20"><br /></span></p><p class="imTAJustify"><span class="ff1 cf1 fs20"><br />Perchè un convegno come &quot;<b>Sport &amp; Marzial Art For All</b>&quot;?<br />Cos'è un tecnico sportivo:<br />- un educatore?<br />- un addestratore?<br />- un manipolatore di materiale organico?<br />Un tecnico sportivo è una persona che mediante delle offerte ludiche di tipo strutturato opera una trasformazione globale della persona atleta.<br />il tecnico sportivo modifica la persona a livello cardiovascolare, osteomuscolare, respiratorio, neurologico, psicologico e valoriale. <br />Vi sembra poco?<br />Dareste vostro figlio ad un ex atleta che si improvvisa allenatore senza una benchè minima formazione seria e professionale?<br /><br /></span></p></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 10 Feb 2015 07:40:49 GMT</pubDate>
			<link>https://www.budokwai.it/blog/?tecnico-sportivo-professionale-cercasi</link>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Parliamo di Figli, parliamo di Sport]]></title>
			<author><![CDATA[Dott. Maurizio Saravalli]]></author>
			<category domain="https://www.budokwai.it/blog/index.php?category=Sociale"><![CDATA[Sociale]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_5j26ggzw"><p class="imTACenter"><span class="cf0 ff0 fs20"><img class="image-1" src="https://www.budokwai.it/images/8967422-sport-icons-set.jpg"  title="" alt="" width="279" height="275" /></span><span class="ff1 fs20"><br /></span></p><p class="imTAJustify"><span class="ff1 fs20">Inizia un nuovo anno scolastico, inizia un nuovo anno sportivo, nuove ansie, nuovi impegni, nuove responsabilità, nuovi obbiettivi. <br />Bambini, ragazzi e genitori, subissati di offerte, promozioni, promesse, ammiccanti volantini colorati, inviti dai social network e chi più ne ha più ne metta.<br />È il momento di scegliere, ricordando a tutti che anche non scegliere è una scelta. <br />Si sceglie la scuola in funzione della comodità, delle promesse didattiche (chiamate in modo roboante dai vari plessi scolastici "offerte formative"), dalle aspettative che si ha nei confronti del figlio, dai progetti posseduti dai figli stessi (sempre più rari nella mente dei nostri giovani). <br />Si sceglie lo sport ... e qui ... l'argomento si fa sensibilmente più ostico e necessitante di particolare attenzione, &nbsp;oggettivamente molto meno importante di quello scolastico ma .... un'errata scelta della struttura sportiva ove inserire il nostro figliolo può avere ripercussioni anche gravi sul proprio sviluppo psicofisico, sull'atteggiamento, sulla percezione e sul rispetto che il fanciullo avrà sia dello sport in genere sia del proprio Sé corporeo, per il resto della sua vita.<br />Mai come oggi l'offerta formativa risulta vasta e adattabile a molteplici e personalizzate necessità. Alle tradizionali discipline agonistiche si sono lentamente affiancate nel tempo una moltitudine di attività e sotto attività di tipo prettamente ludico amatoriale, in grado di soddisfare le esigenze della maggioranza di potenziali partecipanti alle attività sportive, purtroppo il potenziamento dell'offerta non solo non facilità la scelta ma, al contrario, la rende più complessa, richiedente maggiori capacità di valutazione e discriminazione.<br />Ma allora dove portare i nostri bambini a praticare una buona, sana ed educativa attività motoria? <br />Di seguito alcune considerazioni da utilizzarsi come consigli o semplicemente come spunti di riflessione.<br />Premessa dato di fatto:<br />quando noi ci affidiamo o, peggio ancora, affidiamo un nostro ragazzo/a ad un tecnico sportivo lo autorizziamo ad operare delle modifiche su di noi o sul nostro ragazzo/a di tipo osteomuscolare, cardiovascolare, neurologico, psicologico, sociale, etico e valoriale .... vi basta?<br />Voi consegnate un bambino ad un educatore sportivo e questi lentamente lo manipola, lo plasma, lo trasforma. <br />Vi siete informati su quali parametri basa i propri sistemi educativi, siete a conoscenza di come la pensa il tecnico, &nbsp;che strumenti e metodi usa e con quali finalità, come vede vostro figlio domani, cosa ne pensa di vostro figlio per non dire di voi?<br />Il sistema di scelta è oggettivamente viziato da un pregresso sistema culturale che vede in ordine di importanza gli sport commerciali e di massa (in sequenza calcio, basket, volley e negli ultimi anni il rugby), mentre tutti gli altri (che raccolgono il 75% dei praticanti di attività sportive), vengono accumunati in quel grande contenitore denominato "sport minori". Questo scorretto ma imperante modo di denominare e, al contempo, dividere concettualmente &nbsp;gli sport ha nel tempo generato delle vere e proprie storture nel pubblico modo di pensare. La cosa è nota a tutti, i quotidiani locali ad inizio settimana sono pieni dei risultati calcistici di tutte le squadre e squadrette nazionali, regionali, provinciali e &nbsp;locali ma spesso non riportano risultati importati ottenuti da atleti di altri sport. Succede altresì che i professionisti dell'educazione sportiva inseriti in quel sistema educativo nazionale chiamato scuola, docenti di quella misteriosa materia denominata "educazione motoria" diano voti/valutazioni utilizzando come parametro gli sport di massa, potremo veder assegnato un ottimo voto ad un bambino ipocinetico ma che palleggia bene, o fa un bel bagher, ed un brutto voto ad una ragazzina campionessa di pattinaggio artistico che non sa giocare a basket o volley.<br />Il nostro sistema di valutazione ci ha portato ad ossequiare ed emulare il ragazzotto dalla strana pettinatura che gioca in una serie maggiore del calcio e pubblicizza biscotti ed a ignorare il medagliato olimpico di sport raramente citati, un esempio? Chi si ricorda chi è Daniele Molmenti? <br />Poi lo vedremo, ma per ora torniamo &nbsp;a noi. Il genitore accorto dovrebbe tener presente sempre alcuni parametri fondamentali (N.B. stessa cosa dicasi per l'adulto che voglia accingersi a praticare un'attività motoria):<br /></span></p><blockquote><p class="imTAJustify"><span class="ff1 fs20">• professionalità dello staff tecnico (per fare chiarezza l'R.L. n°. 61 del 01/10/2002 art.8 - 3° comma, sancisce che, in tutte le strutture sportive (...) le attività devono essere svolte in presenza di un istruttore qualificato specifico per la disciplina divulgata. Precisando che si intende istruttore qualificato solo chi è in possesso di brevetti rilasciati dalla Regione, da Federazioni Nazionali o Enti di promozione sportiva riconosciuti dal C.O.N.I. Sono ritenuti validi anche i titoli rilasciati da Enti pubblici o titoli accademici, ma in tal caso sono da considerarsi professionisti. I suddetti brevetti, per avere validità legale, devono essere emessi direttamente dai suddetti Enti preposti o dalle Federazioni riconosciute dal C.O.N.I. e NON IN MODO INDIRETTO.<br />• caratteristiche biomeccaniche dello sport (esempio per qualcuno potrebbe essere difficile conciliare lo ski con problemi alle ginocchia o alle anche).<br />• offerta dell'associazione sportiva (se è solo di tipo agonistica potrebbe enfatizzare situazioni di ansia da prestazione, al contrario se solo di tipo amatoriale potrebbe alla lunga risultare poco stimolante).<br />• capacità di leggere e adattarsi a personali esigenze (possiamo avere soggetti con limiti della sfera psicofisica che, come tutti, hanno il diritto di praticare attività ludiche ma con un occhio di riguardo; possiamo avere soggetti con patologie per i quali l'attività sportiva risulterebbe un toccasana ma che necessitano di particolare attenzione), possiamo avere soggetti per i quali lo sport è un modo per socializzare, ecc.<br />• consapevolezza sia da parte del tecnico che del genitore che l'attività sportiva scelta, nella stragrande maggioranza dei casi, rappresenterà una più o meno breve parentesi nella vita della persona (da giovane ho fatto calcio, danza, karate, ginnastica artistica, ecc.). Il concetto qui espresso risulta quanto mai complesso in quanto va oltre il periodo della giovinezza ma mette le basi per un'equilibrata percezione del Sé corporeo in età adulta, ovvero, se nel periodo della giovinezza si insegna al ragazzo ad apprezzare le sensazioni che provengono dal proprio corpo in movimento, vi sono discrete possibilità che anche in età adulta e in vecchiaia continuerà a fare attività atte a mantenere efficiente la propria persona, riducendo la probabilità di insorgenza di patologie correlate all'ipocinesi<br />• Consapevolezza, da parte del genitore che il proprio figlio è unico, ma che per il tecnico sportivo ogni "unico" bambino/ragazzo è un soggetto che deve essere messo in condizione di appartenere ad un tutto sociale dove sia il più forte che il più debole abbiano pari dignità, ovvero il proprio è figlio è unico come lo sono tutti glia altri bambini che frequenta.<br />• Consapevolezza da parte del tecnico sportivo di essere il leader di tutti non solo di quello più prestazionale.<br />• Consapevolezza da parte dei genitori che lo sport scelto dal ragazzo è importantissimo per il ragazzo stesso, è la sua scelta, una scelta che vuole vedere una conferma nella partecipazione fisica ed emotiva del genitore anche se non è lo sport preferito dal genitore stesso (se il padre ama solo il ciclismo e il figlio sceglie di praticare karate il genitore deve dimostrarsi contento, partecipe e propositivo alle attività del figlio. Aiutandolo a crescere, a gioire nelle vittorie e sopportare le sconfitte, sempre al uo fianco e sempre pronto a spronarlo).<br /></span></p></blockquote><p class="imTAJustify"><span class="ff1 fs20"><br />In sintesi, il fatto che uno sport sia pervasivo in un certo ambiente sociale (se fossimo negli USA troveremo pervasivo il Baseball e Football americano) non è indice di qualità dei suoi rappresentanti locali. <br />Imparate a conoscere chi educherà i vostri figli, aiutateli ad educarli meglio, permettete loro di educare voi stessi, permettete a loro di sbagliare e continuare il loro processo formativo (anche i tecnici sportivi sbagliano, quelli bravi lo riconoscono e si attrezzano per migliorarsi).<br />Quindi ... l'educatore sportivo ha il DOVERE di studiare ed evolversi perché a lui sono affidate anime in evoluzione, il genitore ha il DOVERE di evolversi perché egli è la prima guida di quell'Anima in evoluzione, consapevole che DOVRA' essere sempre riferimento di quell'anima per tutta la sua vita.<br /></span></p><p class="imTALeft"><span class="ff1 fs20">A proposito, Daniele Molmenti è stato oro olimpico nel 2012 nella disciplina canoa slalom, probabilmente in tanti non sapevano neanche che esisteva questa disciplina ma solo perché è uno "sport minore" la sua medaglia d'oro ha meno valore?<br />Ricordate ... non è lo sport che educa ma l'educatore sportivo, che viene sempre dopo la famiglia.<br /></span></p><p class="imTAJustify"><span class="ff1 fs20"><br /></span><span class="ff1 fs20"><br /></span></p></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 09 Sep 2014 05:25:42 GMT</pubDate>
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